A quest'ora si dorme.
A quest'ora si sognano i sogni.
A quest'ora c'è chi vive, anche di sogni, perché loro non dormono mai.
La vendetta è una brutta bestia, e allora forse è per questo che non mi ci ritrovo nella vita, e me la sento ostile, ché lei su di me si vendica, lasciandomi addosso i morsi, anche della fame. O sono io che rendo a lei impossibile la realizzazione su di me?
Non ci capisco più niente, come non capisco perché Pisolo continua a fissarmi per voler venire in braccio a me. Forse gli animali si sentono, e lui sente. Noi non siamo bestie, siamo solo due cuccioli, di esperienze. Gli voglio bene, ma non lo assecondo, ché quando fa qualcosa che non va cerco di farglielo capire, e lui mi guarda, come solo lui sa guardarmi, ed io lo guardo, come solo io so vederlo, e allora mi lascio andare, e lo lascio fare. Non è che non capisce, è che lui deve seguire il suo istinto, ed io il mio. Forse non dovrei avere nemmeno lui, in casa, ma ci siamo incontrati un giorno, sul mio letto, e lui era così piccolo, così come me, che non ho potuto non amarlo subito. E così ci concediamo, per amore.
Non so se lui si rende conto di quanto sia importante, ma a me non importa, è una gioia per gli occhi e per il cuore, e tutto ciò che faccio, è solo per quel sentimento con la a. Non sto a pensare, nemmeno che sia un cane, ché seguo il mio istinto, ma anche se sono nella consapevolezza che sia un errore, continuo.
Questo mio comportamento, non è amore, è puro egoismo.
Con gli esseri umani è ancora peggio. Non posso più seguire l'istinto, perché faccio solo danni. La gioia che provo nel dare gioia, viene scambiata per altro, che non so nemmeno io cosa, eppure sento che hanno ragione. Non cerco riconoscenza, ma forse a volte spero nella comprensione. La condivisione è un vestito che si deve saper indossare, altrimenti è lacerante, ché può strapparti dal petto le parti più intime. A volte mi sento una persona senza sesso, e resto nuda nell'anima, ché non so indossare nemmeno la pelle.
Un tempo era liscia e bella e non aspettava. Ora s'apetta, magari anche solo una carezza, dal tempo.
Ci sono persone che sono come Pisolo, e quando Lui me le regala, io non posso fare a meno di amarle. Ma loro non sempre si fanno prendere in braccio. E per fortuna, ché prenderle in braccio è non lasciarle camminare, e non farle camminare è non permettergli di crescere.
Ed è ancora puro egoismo.
Come al solito con le pippe mentali vado a mille, ma è inevitabile quando mi confronto con i miei errori, e prendono velocità quando sono a tu per tu con Lui.
Non ricordo molto del catechismo, e se dovessero chiedermi i dieci comandamenti la mia memoria faticherebbe di brutto. Però due o tre sono rimasti stampati sullo specchio della mia esistenza. Me la guardo, e penso, e penso che forse li ho letti all'incontrario, ché non ne metto nemmeno uno in atto.
Ama il prossimo tuo come te stesso. Qui sono proprio cavoli amari. Io non mi amo, posso amare gli altri? Mi domando se il non amarsi non sia solo una forma di non rispetto verso se stessi, ma anche verso gli altri, e quindi di conseguenza nessuno ti rispetta, ché ti leggono in faccia che con te possono fare ciò che vogliono, e di riflesso lo fanno anche a loro. In pratica con il mio comportamento creo lo spunto al prossimo di farsi del male.
Oddio, ma sono assurda!
Ma io cosa voglio? Boh, non so, non saprei da dove cominciare, e nello stesso momento so che sono già arrivata al traguardo. No, non so mentire, e per fortuna nemmeno mentirmi. Lascio a voi la risposta.
Non fare agli altri ciò che non vorresti essere fatto a te. E' un comandamento? Credo di sì. E per i motivi di cui sopra, io mi faccio del male, e tanto, ed altrettanto ne faccio agli altri.
Tempo fa parlai di un messaggio che mi era arrivato sul telefonino e che poi fu il primo che cancellai, e che diceva: sei bella simo.
Sapeste quante volte mi sono sentita in colpa per averne goduto!
La bellezza è un attimo, ed è come un fiore, ché se non sai la dose giusta dell'acqua da fargli bere, sfiorisce subito. E' anche un po' come le persone: basta un nulla per fargli cambiare idea. Ricordo la mia amica suora che diceva: su 100, ne fai 99, ed è come non avessi fatto niente, e tu sei vuoi lasciare qualcosa di te, aspettati ancora meno.
Le idee che viaggiano nel mio istinto, al passaggio di un amore, si accovacciano, fanno spazio alle altre, si modificano, ma poi prepotentemente escono quando meno me lo aspetto, e così facendo disarmo chi ho di fronte, e tutto mi diviene avversario, anche l'interlocutore. Per non parlare di me stessa, ché così non mi accetto. Ma non lo faccio apposta, e nulla è calcolato, di questo ne sono certa, anche se l'unica certezza è che non esistono certezze.
Eppure una certezza ce l'ho, ed è che a Pisolo voglio bene, e non vorrei mai fargli del male, ma involontariamente, malgrado le tante pippe, gliene faccio.
Lui mi dice anche di non desiderare la roba d'altri. Sarà una stronzata, ma a me questa cosa qui mi manda al manicomio, ché va in conflittualità con tutta la mia persona: dentro, fuori e oltre.
Non è che io desidero la "roba", degli altri, io desidero ancora di più, dell'altro, ché cercare l'unicità è il voler "tutto" ed è il peggior peccato che si possa compiere.
Mettere a nudo i propri limiti non serve, come credo che il dire sempre la verità sia una giustificazione del proprio io, che però non giustifica le azioni: posso fare come mi pare, tanto poi ti dico tutto. E tantomeno giustifica i pensieri, ché il pensar male, è già un peccato a metà. Insomma potrei andare avanti con altri cento esempi, ma tutti mi riporterebbero al fatto che di natura ci giustifichiamo.
Dov'è l'equilibrio? Non lo so. Forse nella semplicità, nella spontaneità, che poi diviene accettazione di ciò che siamo: nulla.
E' dura per me accettarmi sotto questa veste, ché sono stata considerata così sin da piccola, e allora ho cominciato a cercare, a voler capire per forza dov'ero, e come mai mi sentivo un errore. E alla fine ho iniziato a difendermi, riuscendo a dare di me solo niente, anzi, ho confuso l'amore col pretendere, ma non puoi trascorrere tutta la vita a lottare, a un certo punto ti devi saper fermare.
Se fossi una persona in gamba credo che saprei apprezzare l'infelicità della rosa.
Sorrido, mentre penso che ho Pisolo, e che mi vuole davvero bene, e senza cercare comprensione, mi aiuta, anche a crescere fra le spine della vita, ed io spero, malgrado tutte le pippe mentali, di farlo sentire libero, condividendo serenamente con lui i nostri istinti.
Pisolo non è un cane, è un amico che condivide con me tutto, anche il nostro lato animale, e chi trova un amico trova un tesoro.
Ed io, quando la notte lo sento sognare, vedo il mio...