si sta freschi, qui, ma è solo aria artefatta dal condizionatore.
condizionare gli altri, è stata una prerogativa innata di ciò che non avrei mai voluto, ma che è sempre accaduto. forse è una cosa inevitabile.
inevitabilemente, se vuoi leggere un libro, devi voltare pagina.
ho letto la vita molte volte, ma forse ho leccato male, ché mi sono trovata catapultata da un capitolo all'altro. deve essere così, perché a cinquant'anni ancora non c'ho capito un cazzo.
cazzo si pensa a fare, se poi si scopre che le storie incontrate, sono state solo giocate.
che lotteria, l’anima mia!
quando ero piccola, se volevo giocare, dovevo fare la serva.
ora, servo per giocare, ma non sono più piccola.
pisolo e bigné sentono freddo. anche io.
siamo soli in questa casa, e ci sentiamo così. li guardo, e vedo i loro pensieri. siamo tre cani.
lo so, che mi comporto da animale, quando dico cazzate, ma forse è solo perché sono una mente, amante dei suoi pensieri.
amavo la solitudine, la mia mente, la menta, il profumo della carta, quello della benzina, la nicotina, la terra, la mia fantasia, il caffè portato a letto la mattina.
la mattina, quando mi alzo, dalla poltrona o dal letto, sento il peso di questi amori, davanti a queste quattro mura, ché tutto diviene masso, quando l'assenza bussa dall'uscio.
sciò, le dico, ché scacciare un accento fa meno colpa, all’essere ladro, visto che rubo, sguardi dal selciato.
la vita è tosta...
ECCO, qui si ferma, un post che avevo scritto il dodici agosto duemilanove, che non ho mai pubblicato, ma conservato, e che oggi m'è tornato a galla, mentre facevo pulizia nei file.
dentro l'aria è fresca, fuori c'è il sole, e pisolo e bigné abbaiano sereni.
le pareti sono gialle, colorite da quella nicotina che in due anni m'ha fatto compagnia.
faccio due conti.
le melanzane appena fritte bastano per due teglie. una teglia di dolce è finita nella spazzatura. i progetti svaniti traboccano dai contenitori del freezer. i file accumulati nel world fanno a cazzotti. i biscotti che avevo preparato, andranno a fare compania al dolce.
mentre scrivo, i pensieri si accavallano, e dimentico ciò che volevo scrivere. spengo la luce, alle mie spalle. i miei amici, non abbiano più. la loro pancia, ha sicuramente trovato pace, sul mattonato caldo. non vado a controllare, mi fido, purtroppo, anche del mio istinto.
indosso un abito stinto. fa vecchio, lo so, e dovrò cambiarlo. i cambiamenti mi spaventano, e a volte, conservo anche gli indumenti andati, per ricordarmi che c'ero stata.
ieri, sono stata in un bel posto. ho rivissuto tante cose, anche stanotte. ieri ho recitato la mia parte, ho visto quella degli altri. ho sentito tanti rumori, ché le speranze, non si buttano mai fuori.
sommo la contentezza degli altri. leggo in giro. ascolto da un filo. ho preso le medicine. sembra tutto pronto per partire.
domani qualcuno festeggerà il mio compleanno. odio, certi ricordi.
penso a mia figlia, mentre ieri mi diceva "andiamocene, mamma". dentro mi sono detta "tra un po'".
sono stata bene, ieri, anche con lei, ma come mi ricordava stamane mia madre, non tutti i giorni sono uguali. infatti oggi, per me, è solo un'altra sigaretta da fumare, ché la tristezza, a volte, è fumo negli occhi, da saper portare.
le campane mi ricordano che è festa, e il traffico che si sveglia in ritardo mi ricorda che è domenica per molti.
molto spesso, qualcosa dentro, mi fa confusione. sono amante di molte cose, ma la mente non sempre mi permette di fare attenzione, e mi scotto.
continuo ad amare la solitudine, la mia mente, la menta, il profumo della carta, quello della benzina, la nicotina, la terra, la mia fantasia, il caffè portato a letto la mattina.
la mattina, arriva puntualmente, e mi ricorda. lei pensa a me, alla mia vita che se ne va, e ai sogni che fanno fumo. qualcuno dice che sono cotta di cervello, e che per crescere devo scendere dalle nuvole.
il sugo sul fuoco fa blumblum. è pronto.
m'accendo un'altra sigaretta, e penso.
lui, s'è arreso alla cottura.
io, non lo farò mai.
e morirò, stringendo il fumo nella mano...